Mamme attempate

13 ottobre 2011  Autore: admin

L’Italia e’ uno dei paesi in cui si affronta piu’ tardi la maternita’. Attendere i 30 anni e’ ormai diventata un’abitudine diffusa, mentre ci sono paesi come il Portogallo e l’Austria in cui l’eta’ del primo figlio si abbassa addirittura a 26 anni.

Sembra che la maternita’ sia vissuta dalla donna italiana come una scelta molto pensata piu’ che come una conseguenza naturale di un rapporto di coppia.

Fattori come la realizzazione sul lavoro, la sicurezza economica, la vicinanza di familiari (in particolare i nonni), pesano tantissimo sulla decisione di avere uno o due figli. Si attende cosi’ che “tutto torni” nella propria vita prima di dare spazio al lavoro di cura e crescita di un bambino.

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Donne in attesa

Quindi, motivazioni economiche e personali fanno si’ che le primipare siano sempre piu’ “mature” e questo porta pero’ anche a diversi rischi annessi. Il primo e’ la piaga diffusa della sterilita’. Aspettare troppo limita le possibilita’ di riuscita di una gravidanza dato che l’eta’ fertile dopo i 35 anni inizia gia’ il suo declino; inoltre, nonostante oggi si possa arrivare decisamente in forma alla soglia dei 40 anni essendosi allungata di molto la vita, aumentano i rischi legati al parto e alla possibilita’ di concepire un bambino sano senza difetti genetici.

Non dimentichiamoci poi della fatica che bisogna affrontare per gestire un bambino piccolo, anche in questo l’eta’ potrebbe fare la differenza.
Tutti d’accordo quindi sul concepimento in modo consapevole e maturo, ma per quanto possibile sarebbe bello offrire ai nostri figli un lungo futuro con i loro genitori limitando la differenza di eta’ fra generazioni successive.

Rallentiamo gli stimoli!

12 ottobre 2011  Autore: admin

Ulteriori studi confermano cio’ che sentiamo dire gia’ da diverso tempo. Le immagini che si muovono troppo veloci non fanno bene ai bambini.

L’Universita’ della Virginia ha osservato e studiato le reazioni di 60 bambini di 4 anni messi di fronte a un cartone con movimenti molto veloci (SpongeBob SquarePants).

Pare che seguire gli spostamenti dei personaggi che schizzano letteralmente sullo schermo (ed oggi le televisioni sono normalmente molto grandi) riduca parecchio la capacita’ di fare un’attivita’ che richieda un tempo non breve per essere realizzata.

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Bambini troppo stimolati

In sostanza, l’effetto negativo di questo tipo di intrattenimento e’ la riduzione della qualita’ dell’attenzione e della concentrazione dei bambini.

Nickelodeon, il produttore del cartone in questione, ha replicato criticando il metodo utilizzato dai ricercatori e affermando che l’eta’ consigliata per la visione di Spongebob e’ dai 6 agli 11 anni, confermando quindi che la visione non e’ adatta a bambini cosi’ piccoli.

I pediatri sono comunque piuttosto unanimi nello sconsigliare la televisione prima dei due anniĀ  e nel mantenere a solo due ore la visione per i bambini piu’ grandi. Il controllo da parte dei genitori e’ inoltre fondamentale. Se lasciato a se stesso il bambino sicuramente e’ spinto ad abusare sia di televisione che di videogiochi e magari si ritrova a vedere cose che non sono adatte per la sua eta’. Il genitore quindi ha la responsabilita’ di informarsi su quali cartoni puo’ proporgli e deve attentamente valutare le reazioni del figlio. Verso sera e’ meglio evitare cartoni di azione che potrebbero portare a notti agitate e la mattina prima della scuola sarebbe una buona abitudine tenere lo schermo spento per un inizio di giornata tranquillo e non troppo ricco di stimoli.

Ebaby.it

Leggere, crescere, vivere…

7 ottobre 2011  Autore: admin

Sfogliare un libro e’ qualcosa che i bambini dovrebbero fare fin da piccolissimi. Il contatto con la carta, la visione delle immagini colorate, il primo riconoscimento delle parole scritte, fanno parte di un percorso importante per la crescita intellettuale del bambino e la sua formazione culturale. Proporre i libri fin da piccoli aiuta i nostri figli a crescere con l’idea che sono una parte importante della loro vita, compagni di avventure e soluzione alla noia.

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Come insegnare a leggere ai bambini

Leggere favole selezionate (ci sono libri per bambini che contengono addirittura errori di italiano) o filastrocche aiuta il bambino a formare un lessico ricco in preparazione a quando riuscira’ ad esprimersi bene da solo e aumentera’ la sua curiosita’ di capire il significato di quegli incomprensibili segni neri sui fogli.

Man mano che diventera’ grande la passione per la lettura lo aiutera’ a comprendere meglio come esprimere i propri pensieri attraverso le parole. I suoi temi a scuola non saranno scarni e telegrafici ma riveleranno le sue idee e la sua capacita’ di immaginazione.

La lettura non e’ un’attivita’ passiva. Seppure debba essere bilanciata con attivita’ sportive e all’aria aperta, sviluppa tantissimo la fantasia. Leggendo storie scritte da altri si e’ stimolati a crearne di proprie. Inoltre se si gioca col bambino facendogli raccontare quello che si e’ letto insieme, si notera’ come lui rielaborera’ a suo modo la storia in modo sorprendente e originale.

La creativita’ latente di un bambino deve trovare l’ambiente giusto per esplodere. Bisogna dargli gli strumenti, il tempo, lo spazio per esprimerla e farla crescere.

E se oggi si da’ sempre meno importanza alla “forma” della nostra espressione, in realta’ ci rendiamo tutti conto di quanto un lessico corretto e articolato sia di aiuto in tutti i momenti della nostra vita, sul lavoro cosi’ come nella vita privata. Mai come oggi, nell’era della comunicazione, e’ importante saper “dialogare” e i libri insegnano fin da piccoli a farlo bene.