FAMIGLIE A TRE, LE NUOVE FAMIGLIE ITALIANE.
1 febbraio 2011L’Italia è un Paese di figli unici. Lo dice l’Istat: le coppie con un solo figlio sono ben il 46,5% contro il 43% delle famiglie con due figli e il 10,5% di quelle con tre o anche di più. È questa l’ultima rivoluzione demografica italiana, annunciata e temuta da tempo ma oggi diventata realtà, la prima generazione di ragazzini senza fratelli, costretti a inventarsi reti sociali e parentele del tutto nuove.
Di contro sta un’altra statistica: l’80% di chi decide di metter su famiglia afferma anche di volere almeno due figli, desiderio che viene troncato da un intreccio di concause: mancanza di welfare e di servizi, da una parte, e una cultura in cui al figlio si deve dare il massimo, dall’altra. A volte interviene anche la decisione di attendere dopo il parto, avvenuto già dopo i 30 anni, per riuscire a reinserirsi nel mondo del lavoro. Ma se ciò non avviene ci si penserà bene prima di affrontare una successiva gravidanza. In altri casi invece è poi la natura che si mette di traverso e il secondo figlio non arriva.

Indagini demografiche dicono ancora che più cresce il numero dei figli, più si è a rischio povertà. Tanto che nel milione e mezzo di italiani che vivono secondo l’Istat in condizioni di “grave indigenza”, circa il 30% è costituito dalle famiglie numerose, oltre i tre figli, considerati la massima soglia sopportabile per una famiglia media.
In Italia le politiche per la famiglia non sono sufficienti e vanno a penalizzare la libertà delle coppie di fare quanti figli desidererebbero. Non soltanto in termini di sostentamento nei primi anni dalla nascita: asili nido, baby sitter, conciliazione tra lavoro e famiglia, ma anche preoccupazioni riguardo al mantenimento dei figli negli studi, negli svaghi, e soprattutto nel disegnarsi il loro futuro autonomo nel mondo del lavoro e della società.
Come cambia dunque lo scenario educativo, di crescita e di capacità di relazionarsi con l’altro? Saranno bambini più viziati e capricciosi, o invece diversi, indipendenti e capaci di creare reti di amicizie in autonomia? Sicuramente le apprensioni più condivise sono di crescere bambini solitari e che risentano di questa solitudine domestica, abituati a essere al centro del mondo, catalizzatori pertanto non soltanto di una montagna di affetti, ma anche di aspettative altrettanto ingombranti! I genitori avranno dunque un ruolo importante nel favorire relazioni con i coetanei: aprire la casa ai compagni di scuola e farli socializzare tramite impegni extrascolastici. Da oggi più che mai chi trova un amico trova un tesoro: un amico sarà anche un fratello con cui crescere e condividere come un vero pezzo di famiglia.. Glielo auguriamo!
Figlio unico o famiglia numerosa?
11 giugno 2010E’ innegabile che oggi sia facciano i figli tardi, alle volte anche a 40 anni. Ci mettiamo di piu’ a laurearci, a trovare un lavoro, a permetterci una casa, a decidere di unirci a un’altra persona. E’ cosi’ il tempo passa e ci ritroviamo ad aspettare, per fare un figlio, il momento giusto , quello perfetto, che si incastra perfettamente con i nostri piani di realizzazione di vita personale e professionale. Se il primo figlio arriva tardi e non sempre cosi’ facilmente, si apre l’ulteriore dilemma del secondo o addirittura terzo figlio. Ma dopo tutta la fatica spesa per tirar su il primo figlio facendo salti mortali fra nidi, malattie di stagione, lavoro a tempo pieno, coniuge sempre in trasferta, come potro’ fare a dare un fratellino o una sorellina al mio bambino? Questa e’ la domanda che assilla i genitori dopo in genere un paio d’anni dalla nascita del primo figlio.

E quando uno dei due genitori e’ d’accordo e l’altro no come fare? Come conciliare il forte desiderio di uno con il rifiuto dell’altro? Il dialogo aiuta molto in questo caso perche’ se e’ vero che una certa dose di incoscienza aiuta a vivere piu’ spensieratamente la vita, in questo genere di decisioni la consapevolezza e’ fondamentale e soprattutto la condivisione nella decisione. Altrimenti uno dei due genitori si ritrovera’ solo e poco appoggiato o ancora peggio gli verra’ rinfacciato nelle difficolta’ dall’altro di non esser stato proprio d’accordo su questo passo. Difficile, in effetti, che questo avvenga quando c’e’ di mezzo una nuova vita ma sempre meglio pararsi le spalle e fare le cose in modo oculato.
E per il bambino e’ meglio o no avere un fratello o una sorella o addirittura piu’ di uno? Sicuramente e’ sia una perdita che una conquista. Perdera’ il suo ruolo di protagonista e vivra’ le difficolta’ anche dell’altro o degli altri. D’altra parte avra’ potenzialmente a fianco un amico, un complice per tutta la sua vita e vivra’ la continuita’ familiare anche nell’assenza dei genitori. Inoltre imparera’ a il senso della socialita’ e della condivisione. Certo un fratello o una sorella non si possono definire a tavolino ma se il destino sceglie bene per lui di certo il valore e’ assicurato!


