Come risolvere i disordini del sonno dei bambini

17 dicembre 2009  Autore: admin

Scopri alcuni trucchi per far sì che il tuo bambino non soffra disordini del sonno.

Il piccolo non sa dormire da solo, desidera coccole, gli fa male la pancia, ha paura del buio… questi sono solo alcuni dei principali disordini del sonno nei bambini. Qui di seguito vi presentiamo alcuni consigli che possono esservi di aiuto in soluzionarli.

Il bebé si sveglia nel mezzo della notte e non dorme bene. Il sonno, a volte, si trasforma in un problema.

Capire qual’è la causa del problema ed agire correttamente nelle differenti circostanze è il sistema più sicuro per aiutare il tuo bambino a recuperare un ritmo naturale del sonno senza che cada in cattive abitudini.

12 TIPS Come risolvere i disordini del sonno dei bambini

  • Tutto è fin troppo nuovo per il tuo bebè. È passato dallo stare nell’utero materno a vivere in un mondo sconosciuto. Il piccolo deve abituarsi agli stimoli esterni: si sveglia con frequenza e piange senza un apparente motivo.

Che fare?

In questo caso dobbiamo trasmettergli sicurezza. Per aiutarlo ad addormentarsi, metti nella sua culla una tovaglietta o un pupazzo.

  • Ha ancora fame. La sua vita è basata sugli orari delle sue poppate; è normale che quando gli si toglie il biberon della notte, il bebè si svegli reclamandolo.

Che fare?

Ritarda il più possibile l’ora dell’ultimo biberon.

  • Di notte piange. Il pianto notturno è caratteristico dei primi tre mesi di vita di un bebè. Questa crisi di pianto indica che il bambino incomincia a percepire la differenza tra il giorno e la notte, e questa novità lo inquieta.

Che fare?

Cullalo dolcemente, lascia che si sfoghi e si addormenterà preso dalla stanchezza.

  • Non sta bene. Un raffreddore, dermatite del pannolino, ha la febbre… i piccoli problemi di salute lo rendono nervoso.

Che fare?

Nella fase acuta della malattia, si può permettere che la culla stia nella stanza di papà e mamma.

  • Gli fa male il pancino. Queste molestie sono frequenti tra le tre settimane e i tre mesi e sono dovute alle coliche. Spariscono spontaneamente a partire dei tre/quattro mesi.

Che fare?

Massaggiagli il pancino in senso orario e, per alliviare le crisi più intense, consulta il pediatra.

  • Sente molto la mancanza di sua mamma. Il cambio dovuto al ritorno al lavoro della mamma ha un riflesso sullo stato d’animo del bebè.

Che fare?

Informa alla persona che va a prendersi cura del bambino (baby sitter, maestra del giardino d’infanzia, i nonni) sugli orari in cui il tuo bebè prende abitualmente da mangiare e quando dorme, ed organizza i tuoi orari in modo tale da poter passare il maggior tempo possibile con lui.

  • Ha paura della solitudine. Intorno agli otto o nove mesi, il bebè incomincia ad avvertire la presenza o l’assenza di mamma e papà.

Che fare?

Trasmettigli affetto e sicurezza, spiegandogli che state con lui. Ciononostante, quando lo mettete a letto, non rimanete al suo lato.

  • ha paura del buio. Questo timore si manifesta intorno ai due anni, quando il piccolo incomincia a sviluppare una grande immaginazione.

Che fare?

Rimanere con lui non lo aiuta a superare la paura del buio, e molto meno mettersi a cercare mostri. La cosa migliore da fare è spiegargli che non ha nulla di cui avere paura.

Piccolo manuale d’aiuto per genitori – Parte 9

17 novembre 2009  Autore: admin

Guardatemi, sono lo ‘sputacibo’ !!!

Lo sviluppo del bebè: il settimo mese

Un giorno ero a casa per un appuntamento con un idraulico. Dopo un poco di tempo che l’uomo stava lavorando in casa, il mio piccolo di 7 mesi lo ‘incontrò’ ed improvvisamente incominciò ad urlare a squarciagola. In un primo momento pensai che si fosse fatto male con qualcosa, ma inmediatamente mi resi conto che non era questo il motivo delle sue urla. Essendo quasi l’ora della pappa pensai fosse la fame, e così gli diedi un poco di biberon (tipo aperitivo).
Con il mio bebé in braccio, allora, tornai a vedere come procedeva il lavoro dell’idraulico… e di nuovo mio figlio tornava a piangere a più non posso.
Allora capì: la paura per gli sconosciuti era entrata a far parte della vita del mio piccolo.

Esatto, da quando compiono sette mesi di vita i bebè possono incominciare ad essere molto sensibili agli sconosciuti e sentire un profondo disagio al separarsi dalla mamma, dal papà o da qualsiasi persona con cui condividono gran parte del giorno.
D’altro canto, però, sono anche molto più curiosi di prima ed amano quei giochi che sono utili per far loro superare il senso della paura, come il classico “bu-bu settete”. Read the rest of this entry »

Guida per interpretare il pianto di un bebé

25 settembre 2009  Autore: admin

Toddlers Guida per interpretare il pianto di un bebé

Come fare per interpretare il pianto dei bambini.

Nei giorni scorsi nella pagina di Ebaby in Facebook si ha parlato del pianto del bebé ed una domanda si presentava: come sapere cosa significa?

Interpretare il pianto di un bimbo non è sempre facile. Sia l’orario che sia, mezzanotte o mezzogiorno, un bebé piangerà, perché è l’unico modo che hanno per comunicare vocalmente le loro esigenze. Difatti, esistono studi che hanno calcolato il tempo medio dedicato al pianto da parte dei bimbi appena nati: 5 ore al giorno.

Sicuramente è difficile capire immediatamente i motivi del pianto di un bimbo ma, fortunatamente, esistono carattestiche del pianto che facilitano la loro classificazione. Inoltre, utilizzando pratiche semplici e trucchi si può rispondere efficacemente al pianto e, così, riconfortare il piccolo.

L’importante è capire, come si diceva prima, che il pianto è essenzialmente una forma di comunicazione. Ignorare il pianto di un bebé è più un danno che un aiuto. Se si risponde immediatamente, conforta ed aiuta il bambino, si instaurerà un forte senso di sicurezza in lui sin dai primi giorni.

Per molti genitori, un metodo popolare per distinguere tra i diversi tipi di pianto è quello del “provare e verificare”. Se il bimbo piange, per prima cosa gli si dà da mangiare. Se rifiuta il cibo, allora il motivo può essere il pannolino che deve essere cambiato. Se neppure questa è la causa del pianto, allora probabilmente il bebè è annoiato, allora ci si mette a giocare con lui.

Eppure esistono linee generali di interpretazione del pianto che facilitano e, soprattutto, accorciano il metodo sperimentale anteriore.

Inoltre, identificando il pianto del bambino, è molto più semplice conoscere il suo stato emotivo.

Infine, come spesso succede quando si parla di bambini piccoli, molto è anche questione di tempo e pazienza; infatti, dopo i primi 3 mesi, il bambino incomincia ad avere molta più coscienza dell’ambiente che lo circonda e questo ha come conseguenza una diminuzione del pianto. Per non dire che con il passare delle settimane, i genitori conoscono sempre meglio il comportamento del loro bambino e, quindi, sanno reagire con maggior prontezza. Read the rest of this entry »