Il periodo dei no
10 luglio 2010Ogni genitore prima o poi dovrà affrontare il periodo dei no.
Ci sono bambini che vivono questo momento piuttosto precocemente anche intorno all’anno e mezzo, altri invece lo rimandano fino ai 3 anni.
Il bambino tende a dire no a tutto come meccanismo di sfida nei confronti del genitore, mettendo alla prova la sua autorità.
Inconsciamente il bambino desidera la reazione del genitore ai suoi atti di affermazione e quando non la trova si sente più insicuro che vincente. Per lui è comunque un atto che serve a sviluppare la sua indipendenza, per cui la reazione del genitore non deve fissarsi sul fatto che il bambino dica “no”, ma sull’argomento dei suoi no.

Se il bambino si oppone a cose importanti per la sua salute o educazione (tipo, mettersi la giacca se fa freddo, mangiare non davanti alla tele, fare il bagnetto, etc.) allora è bene non cedere, ma non bisogna sempre mettersi a discutere con lui in quanto questo genererebbe un acuirsi dei suoi rifiuti verbali. In pratica i no vanno ignorati e non considerati degli affronti.
Piuttosto si può proporre al bambino delle alternative, delle opzioni da scegliere per farlo sentire indipendente nelle sue scelte e terminare la fase oppositiva.
Anche un atteggiamento troppo imperativo può essere controproducente, se al bambino si danno solo regole e ordini il rapporto diventa denso di messaggi negativi che non faranno altro che peggiorare il suo atteggiamento di lotta.
La pazienza deve essere tanta, è vero, ma la coerenza e la fermezza su alcune cose sarà ripagata da un rapporto più rilassato con i propri figli e da una gestione dei capricci e delle ribellioni più semplice.
Prima si affronta questo problema del gioco dei ruoli in famiglia, meno ci si espone a rischi di totali incomprensioni e distanze troppo grandi nel periodo dell’adolescenza, quello più delicato e importante della vita dei nostri figli.
Le 8 chiavi della felicità dei bambini
17 maggio 2010Oggi parliamo di un’iniziativa che 5 centri commerciali spagnoli hanno realizzato con il nome di “Progetto Fecilità”, il cui scopo era scoprire le chiavi della felicità nei bambini.

ESSERE AMABILE
I bambini con un’atteggiamento amabile e positivo sono quelli che sperimentano il maggior grado di soddisfazione ed energia, sono più affettuosi e gradevoli e vivono con positività i diversi ambienti in cui passano le loro giornate (soprattutto la scuola). Numerosi studi hanno dimostrato che, nell’età adulta, l’amabilità e l’intelligenza sono le caratteristiche più rilevanti che prendono in considerazione quando si cerca un partner.
ESSERE RICONOSCENTI
I bambini che sviluppano la capacità della riconoscenza e della gratitudine per le cose che posseggono considerano ciò che hanno come un regalo. È un atteggiamento che favorisce la stabilità mentale e arricchisce il loro sviluppo all’interno del gruppo familiare. Quando si mostra rispetto per le cose che fanno per noi, valoriamo anche l’importanza che abbiamo per il gruppo, generando un sentimento di appartenenza e sicurezza dentro la comunità. Read the rest of this entry »

